Un marketing manager su 3 dichiara di non avere in previsione programmi di
comunicazione che includano i social media.

A rivelarlo una ricerca condotta dall’agenzia Cohn & Wolfe, che ha voluto valutare l’atteggiamento verso i social media di aziende e consumatori. Sono stati intervistati più di 80 manager di marketing e di comunicazione di aziende operanti in Italia e oltre 200 consumatori online tra i 18 e i 54 anni.

Se i manager sembrano scettici all’investimento sui nuovi media e privilegiano
ancora i canali tradizionali, emerge una tendenza opposta da parte dei consumatori internauti, che invece richiedono alle aziende di sviluppare nuove
modalità di interazione online con i propri clienti (83% ).

Per i manager la modalità di comunicazione on line prevalente rimane il sito aziendale, seguito da Facebook (44%), YouTube (44%) e Twitter (28,4%), il mobile si ferma al 17%.

Nei mercati odierni si assiste a continui cambiamenti nel mondo della comunicazione e del marketing aziendale, al fallimento dei tradizionali modelli di pubblicità ad una continua ricerca di nuove strategie.

Per discutere su come cavalcare i nuovi mercati in tempi di crisi e studiare quei modelli aziendali che si sono rivelati di successo, i più grandi esperti di word of mouth marketing provenienti da tutto il mondo si incontreranno a Parigi, il 30 e 31 marzo, alla Marketing 2.0 Conference, organizzata dal Brand Science Institute e da Vanksen e ospitata dalla ESCP-EAP University. Più di 200 gli esperti di marketing e social media di livello internazionale: tra questi rappresentanti di Facebook, Nike, Virgin Group e South West Airlines.

Tra loro anche gli italiani Mirko Pallera e Alex Giordano, strategy e creative director dei Ninja LAB – il laboratorio di marketing non-convenzionale nato da NinjaMarketing.it – e coautori del best seller Marketing Non-Convenzionale, edito dal Sole 24Ore.
I Ninja presenteranno in anteprima mondiale la ricerca che stanno conducendo sulla chimica della viralità ed illustreranno il concetto di Viral-DNA, focus del loro prossimo libro.

Presenti alla conferenza anche esponenti delle agenzie creative, tra cui Steven Erich di Crispin Porter + Bogusky e Michael Wall, presidente di Fallon, agenzia di Sony Bravia.

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Agenzie ed esperti di pubblicità mostreranno i più evoluti strumenti utilizzati per la misurazione del ROI come risultato delle campagne online.

(da mymarketing)

Un brevissimo post questa volta, solo per solleticare la nostra fantasia. Dal prossimo anno i nomi delle pagine web potranno finire con .qualsiasicosa. Da poche ore infatti l’ICANN ha di fatto liberalizzato i domini Internet, questo vuol dire che gli indirizzi dei siti Internet potranno quindi concludersi con qualsiasi parola in qualsiasi lingua. L’ICANN comincerà a prendere in considerazione la creazione di nuovi domini web a partire dal prossimo anno.

A me sembra una notizia di rilevanza planetaria, anche se non ho ben capito se sarà un bene o un male. É vero che la gente comune e le aziende non hanno mai ben capito la differenza tra un dominio .com oppure .org anche se questi erano nati per catalogale in modo ordinato le tipologie di società e iniziative. Col tempo si è perso il senso e l’unica cosa importante era quella di “accaparrarsi” il maggior numero di estensioni per il proprio dominio.

In questi anni abbiamo assistito anche a compravendite più o meno costose e più o meno legali di domini da privati verso società, magari oggetto di spionaggio industriale.

Il Los Angeles Times nelle sue pagine riassume una primissima e ovvia visione del futuro: “Le aziende, invece di avere domini come coke.com o nike.com, potranno comprare drink.coke o justdoit.nike. Gli enti senza fini di lucro potranno riservarsi l’utilizzo del dominio .scuola e darne uno a tutte le scuole. Le città potranno consolidare la loro presenza online con i domini .nyc o .losangeles. Gli appassionati di automobili e motori potranno farsi un sito .car, gli studi legali potranno avere un sito .law, i ristoranti potranno avere un .food e così via.”
Nuove possibili professioni con i domini web?

Questa dichiarazione mi fà pensare ad un possible flusso di domini particolari, magari nuove professioni che giraranno attorno all’uso creativo di questa possibilità. La mia tendenza ad estremizzare la visone del futuro, mi porta a pensare che sulla falsa riga di Facebook ogni persona possa avere la propria pagina web con indirizzo privato, magari persone della stessa famiglia accomunati dall’estensione “.cognomefamiglia”. Avremo quindi “padre.cognomefamiglia”, “madre.cognomefamiglia”, “figlio.cognomefamiglia”, etc…

Voi che ne pensate?

Ci siamo mai imbattuti in una foto su Internet e ci siamo chiesti dove è stata scattata?
Per scoprirlo possiamo affidarci ad un simpatico servizio che offre il sito WHERE IS THIS.

In pratica, chiunque accede a queste sito Internet, gratuitamente e senza bisogno di alcuna registrazione, può uploadare una foto che ritrae un monumento, un edificio, un panorama, e così via.

Sarà poi la comunità online a provare, magari con l’aiuto di Google Maps, ad individuare il luogo in cui è stata scattata la foto.

(www.wintricks.it)