Author Archives: admin

Nei mercati odierni si assiste a continui cambiamenti nel mondo della comunicazione e del marketing aziendale, al fallimento dei tradizionali modelli di pubblicità ad una continua ricerca di nuove strategie.

Per discutere su come cavalcare i nuovi mercati in tempi di crisi e studiare quei modelli aziendali che si sono rivelati di successo, i più grandi esperti di word of mouth marketing provenienti da tutto il mondo si incontreranno a Parigi, il 30 e 31 marzo, alla Marketing 2.0 Conference, organizzata dal Brand Science Institute e da Vanksen e ospitata dalla ESCP-EAP University. Più di 200 gli esperti di marketing e social media di livello internazionale: tra questi rappresentanti di Facebook, Nike, Virgin Group e South West Airlines.

Tra loro anche gli italiani Mirko Pallera e Alex Giordano, strategy e creative director dei Ninja LAB – il laboratorio di marketing non-convenzionale nato da NinjaMarketing.it – e coautori del best seller Marketing Non-Convenzionale, edito dal Sole 24Ore.
I Ninja presenteranno in anteprima mondiale la ricerca che stanno conducendo sulla chimica della viralità ed illustreranno il concetto di Viral-DNA, focus del loro prossimo libro.

Presenti alla conferenza anche esponenti delle agenzie creative, tra cui Steven Erich di Crispin Porter + Bogusky e Michael Wall, presidente di Fallon, agenzia di Sony Bravia.

< il che hanno delle del e di dei ambassador.
Agenzie ed esperti di pubblicità mostreranno i più evoluti strumenti utilizzati per la misurazione del ROI come risultato delle campagne online.

(da mymarketing)

Il modello lavorativo a cui ci stiamo ormai abituando, anche in Italia, lascia sempre meno spazio agli incontri in ufficio. Assets immateriali come collegamenti internet flat, web conference, strumenti di social networking stanno diventando i cardini di rapporti lavorativi (e non solo) sempre più virtuali.

Questa rivoluzione è stata resa possibile dall’avvento dell’informatica e, soprattutto, di Internet che ha trasformato l’azienda in uno spazio sempre più flessibile, dinamico ed informale.

Indipendentemente dall’entità del fatturato e del numero di addetti, infatti, un’azienda oggi tende a ridimensionare gli spazi fisici, perché ogni spazio ha un suo costo.

Questo spiega, ad esempio, perché, un’azienda è viene individuata non più tanto in base alla sua localizzazione e quindi al suo indirizzo postale, quanto con un elenco di indirizzi email consultabili da più persone sempre ed ovunque.

Miracolo di internet che ha portato alla digitalizzazione e smaterializzazione di tutti i documenti.

In quest’epoca si è ridotto anche quello che in passato rappresentava un simbolo di potere, la scrivania. I tavoli da lavoro si rimpiccioliscono, anche perché è cresciuto nel frattempo il numero di laptop. E spesso una postazione non appartiene e non si identifica più con una sola persona, ma viene utilizzata da più risorse. E’ il cosiddetto hotelling, l’ufficio hotel dove il lavoratore prima di andare in ufficio, prenota una postazione alla reception che controlla e regola il traffico dei dipendenti in azienda.

Allo stesso modo anche gli spazi occupati dai documenti si sono ridotti. Grazie alla digitalizzazione dei documenti, le informazioni si raccolgono e salvano in file collocati su server protetti da password, accessibili sempre ed ovunque.

L’ufficio così concepito ci è sempre vicino: ci segue, chiuso in una tasca o in una borsa di pochi chilogrammi, pronto ad essere aperto in qualunque momento. Se da un lato questo moderno modello lavorativo ha semplificato alcuni aspetti della vita professionale (es. ci evita di correre in ufficio e percorrere lunghi chilometri di strada), dall’altro complica la gestione del lavoro e la creazione di squadre di lavoro affiatate.

Il rischio che oggi si corre è che le risorse “mobile” di questa nuova era, dominata da portatili, laptop, videofonini, smartphone e quant’altro, liberi di muoversi nel mondo e di gestire il proprio tempo possano allontanarsi irrimediabilmente dalla realtà aziendale e dai team di lavoro, perdendo di vista gli obiettivi aziendali. Per evitare questa situazione è fondamentale investire nel team building per fidelizzare, stimolare, incentivare le proprie risorse.

(da Spazio Impresa)

La trama ricorda la favola di Cenerentola.

Protagonista della brillante azione di comunicazione è Primadonna, brand emergente di calzature femminili.

Si è svolta a Roma una simpatica azione di guerrilla marketing, che ha raccolto l’adesione di centinaia di fanciulle. Un principe, vestito di tutto punto, alla ricerca della sua dama, ha chiesto alle donne in strada di indossare la scarpetta.

Una sgabello e molta ironia per coinvolgere le signore, che un po’ sorprese e un po’ divertite si sono sottoposte alla fatidica prova.

Buzz, foto, passaparola e rose rosse sono circolati per tutto il centro della capitale. Un sogno per qualche minuto, in un pomeriggio di grande rumore per un’inaugurazione non convenzionale.

L’azione, realizzata dall’agenzia Tom, ha coinvolto giovani donne e signore che hanno continuato a misurare scarpette anche all’interno del punto vendita.

(di Serena Poerio)

 

Nella nostra società veniamo costantemente informati della nascita di nuovi brand o ne conosciamo di nuovi grazie alla loro massiccia presenza nella vita quotidiana.

Spesso però siamo incapaci di ricostruire le eventuali relazioni che esistono tra i brand e tra brand e corporate.
Come è possibile codificare attraverso dei modelli l’architettura di queste relazioni? Possiamo sviluppare una serie di casistiche:

  • CORPORATE NON COINCIDE CON IL BRAND
  • CORPORATE COINCIDE CON IL BRAND
  • CORPORATE NON COINCIDE CON IL BRAND MA E’ DECLINATO
  • CORPORATE COINCIDE IN PARTE CON IL BRAND

CORPORATE E BRAND NON COINCIDONO

Un caso tipico è Unilever: l’impresa ha fatto della politica del one brand – one product la sua filosofia di branding, essendo presente con diverse marche in molte categorie di prodotto, ciascuna con uno specifico e ben distinto posizionamento e senza mai presentare il nome della corporate. L’impresa è presente in un solo mercato e cercherà di diventare leader nella categoria di prodotto senza legare il nome dell’impresa a nessuno dei segmenti che serve.

I vantaggi di questa tipologia di politica

Possibilità di entrare in nuovi segmenti senza necessariamente spendere il nome della corporate.
Questo porterà una libertà pressoché totale di entrare in nuovi mercati, evitando che eventuali fallimenti minino la credibilità della corporate e con essa quella dei restanti brand del portafoglio.

Anche Procter & Gamble può essere citata ad esempio; infatti, introduce sul mercato verso la fine dell’800 il sapone Ivory, poi è entrata in altri segmenti, mantenendo le identità separate: dal detersivo (tra le altre Dreft, Tide, Dash) al dentifricio (Crest) alle patatine (Pringles).

PROCTER & GAMBLE
Dash
Pampers
Ivory
Ace
Pringles

Relazioni vantaggiose nel rapporto con i distributori.
Infatti, lo spazio che questi destina all’impresa dipende dal numero di forti marche che questa presenta; se una marca si propone sul mercato con molti prodotti, il dettagliante soddisferà la sua esigenza di tenere il brand tra gli scaffali trattando solo alcuni di questi; mentre nel caso di un brand per prodotto, l’impresa riuscirà a spuntare più spazio a livello di portafoglio.

I principali aspetti negativi sono innanzitutto in termini economici

La corporate nella fase di lancio di un nuovo brand-prodotto deve necessariamente sostenere degli alti costi per gli investimenti in pubblicità e promozioni.

Inoltre, se l’indipendenza tra marche-prodotti evita i rischi di associazioni secondarie negative, annulla anche i potenziali benefici per i brand che potrebbero derivare dal successo di uno di questi. Se una marca del portafoglio riscuote molto successo sul mercato, le altre non ne beneficeranno perché entrambe si presentano senza riferimenti alla loro origine comune.

La corporate dovrà anche fare i conti con i distributori che opporranno resistenze in quanto poco propensi a tenere sugli scaffali in negozio delle marche dal futuro ancora da costruire in quanto praticamente sconosciute al consumatore.

I distributori, in quanto addetti ai lavori, hanno una buona conoscenza della corporate che si cela dietro i brand commercializzati, che pertanto saranno sensibili ai successi e fallimenti delle marche del produttore.

La saturazione di molti mercati rende infine sempre più difficoltoso il lancio di nuove marche.

CORPORATE E BRAND COINCIDONO

Con questo tipo di architettura, un unico brand sostiene i prodotti in mercati diversi, e ciascun prodotto ha la propria comunicazione e la propria promessa.

Illy caffè, caso di corporate/brand/prodotto, Yamaha è un brand forte e credibile nel settore motociclistico così come in quello degli strumenti musicali; Philips commercializza con il suo marchio hi-fi, computer, altra elettronica di consumo e componenti elettrici.

The company brand is the future diventando un capitale di valori per il consumatore, basti pensare a brand come Harley Davidson capaci di costruire un mondo relazionale generatore di un universo sociale e ideologico.

Principali vantaggi

Tutti i prodotti possono fare leva sulla notorietà dello stesso brand e godere di economie di scala a livello internazionale.
Nel caso di ingresso in nuovi mercati, l’elevato livello di brand awareness potrebbe rivelarsi preziosissimo per penetrare distributori e consumatori senza il dispendio di risorse necessario a costruirla.

La notorietà del brand può addirittura essere sufficiente ad avere successo in settori piccoli o dove sono richiesti pochi sforzi pubblicitari e di marketing in generale.

Principali svantaggi

Difficoltà a slegare la polarizzazione del consumatore su nuovi segmenti di mercato.

Possibili ricadute negative del fallimento di un prodotto in un mercato/settore su tutta la corporate.

CORPORATE FUNGE DA SORGENTE DI BRAND DECLINATI

E’ una strategia simile a quella ad ombrello, con la differenza che i prodotti hanno il nome della corporate declinato e non sono più denominati genericamente.

A prevalere, nell’equilibrio tra i due nomi, è quello del source brand: il nome del prodotto porta il contributo della sua individualità al servizio del nome del brand principale, che resta dominante.

Un esempio è Virgin Group di sir Richard Branson.

VIRGIN GROUP
Virgin Records
Virgin Atlantic Airways
Virgin Play
Virgin Cola
Virgin Resort e Hotel

Questa marca è un notevole esempio di come un brand può essere esteso, dai prodotti di registrazione ai voli aerei, agli abiti da sposa, mantenendo però benefici su tutti i segmenti sui quali è stato declinato.
La corporate risulta vincente in questa politica quando rappresenta uno stile di vita condiviso dai prodotti proposti ai mercati.

La corporate che sceglie questa strategia dovrà essere abile nel gestire i due ruoli e, inoltre, dovrà cercare di portare al consumatore due differenti livelli di profondità: il brand di livello gerarchico più basso arricchirà il significato della corporate con il proprio, che deve attrarre il segmento a cui è destinato.

Uno degli aspetti più critici, appunto, è quello del rispetto dell’identità della corporate sorgente, che definisce i confini da rispettare: i nomi del prodotto, per esempio, dovranno appartenere al campo semantico del brand sorgente e contenere nel proprio l’attribuzione della specificità del brand.
Questo potrebbe innescare una problematica legata al vincolo che si ha di legare troppo il brand al reale, senza concedergli la possibilità di proiezione nell’immaginario. Chiamarsi “Virgin Atlantic Airways” è sicuramente meno intrigante del nome “Volare”.

Qualora si voglia dare più libertà alla marca di livello gerarchico più basso, converrà adottare una strategia di endorsing brand, che potrebbe consistere nel collegare il nome della corporate al brand attraverso un “by”. Esempi di questa relazione potrebbero essere i profumi legati alle fashion company, (Eternity by Calvin Klein) o gli stilisti legati alle aziende di moda Guess by Marciano.

CORPORATE E BRAND COINCIDONO IN PARTE
E’ il caso di Coca-cola. La corporate Coca-cola Company ha tra i sui brand non solo il famoso brand di Atlanta, ma tante altre bevande quali Fanta, Sprite, Minute Maid, Oasis….

COCA COLA COMPANY
Coca Cola
Sprite
Fanta
Oasis
Minute Maid

Esiste quindi la possibilità per la corporate di essere brand di se stessa e corporate per altri brand.

(di Paolo Meroni)

IL CERVELLO DECISIONALE:

Noi abbiamo un componente troncale (tronco – encefalica) che si trova alla base del cranio e si inserisce sull’apice del midollo spinale contenuto nella colonna vertebrale.
Il modello di MacLean. Paul D. MacLean (1970/1990) ha elaborato un modello della struttura e dell’evoluzione dell’encefalo, descrivendolo come “Triune Brain” (cervello uno e trino) perché ha individuato tre formazioni anatomiche e funzionali principali che si sono sovrapposte ed integrate nel corso dell’evoluzione.
A queste tre formazioni egli ha dato i nomi di cervello rettiliano (Protorettiliano, R-complex), mammaliano antico (Paleomammaliano, Sistema Limbico) e mammaliano recente (Neomammaliano)

“Si pensa che il cervello rettiliano rappresenti il centro fondamentale del sistema nervoso, essendo costituito dalla parte superiore del midollo spinale, da parti del mesencefalo, dal diencefalo e dai gangli della base” [ovvero dall’olfattostriato (tubercoli olfattori e nucleo accumbens) e da strutture definite come appartenenti al corpo striato (nucleo caudato, putamen, globo pallido e sostanza grigia associata) (MacLean 1985a, p. 220)]

“Il cervello di tipo rettiliano che si trova nei mammiferi è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora, accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi” MacLean (1973a, trad. it. 1984, p. 7).

MacLean pensa che alcune tendenze di comportamento, negli umani, sono dovute ad una eredità di ordini regolati dalla stessa, primaria zona cerebrale; includono alcune violente reazioni, la preferenza per la routine o per azioni rituali, ed alcune forme di “attività sostitutiva”.
Il Sistema Limbico comprende i bulbi olfattivi, il setto, il fornice, l’ippocampo, l’amigdala (in parte, è ‘striata’, cioè rettiliana), il giro del cingolo, e i corpi mammillari.

“Il cervello paleomammaliano, o sistema limbico, rappresenta un progresso dell’evoluzione del sistema nervoso perché è un dispositivo che procura agli animali che ne dispongono mezzi migliori per affrontare l’ambiente. Parti di esso concernono attività primarie correlate col nutrimento ed il sesso, altre con le emozioni e i sentimenti, ed altre ancora collegano i messaggi provenienti dal mondo esterno con quelli endogeni.“ (MacLean, 1970) (Isaacson 1982, p. 246).

“Sembra che l’antico sistema limbico fornisca gli ingredienti per la forte sensazione affettiva o convinzione che noi attacchiamo alle nostre credenze, senza badare se siano vere o false!”

“Un altro modo di concepire il sistema limbico è vederlo come regolatore dell’R-complex. In base alle osservazioni sperimentali, tale regolazione sembra essere di natura inibitoria. La stimolazione del sistema limbico spesso sopprime comportamenti incipienti, mentre lesioni in esso prodotte spesso risultano “liberare” [ovvero disinibire] varie attività” (Isaacson 1982, p. 246).

“Il cervello neomammaliano consiste nel Neocortex e nelle strutture del tronco cerebrale con le quali è primariamente connesso” (MacLean 1985a, p. 220), come i lemnischi, i tratti piramidali ed anche il neo-talamo.

La neocorteccia negli umani, una delle meno conosciute, è la sede del linguaggio ed, in generale, è la sede di quei comportamenti che permettono ad una persona di affrontare situazioni nuove ed inaspettate; ad esempio la possibilità di prevedere il futuro risiede in essa.
La specie umana deve il pensiero cosciente alla neocorteccia: è la sede dell’autocoscienza, delle concezioni dello spazio e del tempo, delle connessioni di causalità e di costanza.

L’attività del cervello neomammaliano è costantemente assistita e influenzata dal sistema limbico e dall’R-complex: “dovrebbe essere enfatizzato il fatto che i tre tipi di cervello non sono in alcun senso separati, entità autonome, anche se sono capaci di funzionare in qualche modo indipendentemente” (MacLean 1973b, p. 114).

“Non si sottolineerà mai abbastanza che questi tre tipi fondamentali di cervello presentano fra loro grosse differenze strutturali e chimiche. Eppure devono fondersi e funzionare tutti e tre insieme come un cervello uno e trino . La cosa straordinaria è che la natura sia stata capace di collegarli fra di loro e di stabilire una qualche sorta di comunicazione dall’uno all’altro.” (MacLean 1973a; trad. it. 1984, p. 5).

L’R-complex ha la capacità di fissare rapporti fra i fenomeni, ma in modo diverso da quella neocorticale; non è razionale, ma di tipo temporale (Post hoc, ergo propter hoc, locuzione latina che significa letteralmente dopo di questo, quindi a causa di questo). Ciò porta ad abitudini, in conformità a contesti precedenti, a prassi di comportamenti.
Questa connessione fra fenomeni diventa presente e può essere espresso linguisticamente dal Neocortex.
Il Sistema Limbico, dal canto suo, aggiunge l’integrante emotiva a questa operosità, producendo rilassamento quando queste sono svolte, e ansia quando vengono interrotte o modificate in modo repentino.
Il Neocortex ha capacità induttiva: osservando i casi particolari in cui apprende che alcuni fenomeni sono effetti di precise cause, esso stabilisce che “ogni fenomeno è effetto di una causa” perciò il Neocortex è portato a stabilire collegamenti “razionali” fra i fenomeni: lo fa più o meno bene, in base alle sue conoscenze.

In conclusione, il rapporto causale fra fenomeni stabilito dal cervello nel suo insieme può essere:
a. razionale, osservabile, sperimentale, se il Neocortex riesce a trovare la causa;
b. miracoloso, magico, che non è osservabile né applicato, più o meno illogico, accettato per atto di fede. Questo pensiero ha la sua origine non coscia nell’R-complex e viene creato e reso conscio dalla corteccia cerebrale, che tenta di renderlo razionale.

Per cui le 3 parti comunicano tra loro, ed ognuna ha una funzione specializzata:
• Il cervello periferico, il “neommammaliano” (corteccia cerebrale) razionale tratta i dati razionali e condivide le sue deduzioni con gli altri due.
• Il cervello intermedio, il “sistema limbico” tratta le emozioni ed i sentimenti profondi e condivide i suoi risultati con gli altri due.
• Il cervello interno, l’R- complex o cervello rettiliano è quella parte del cervello che sovraintende a funzioni come la riproduzione, la sopravvivenza, la circolazione sanguigna, la respirazione, il sonno, la contrazione dei muscoli in risposta a stimoli esterni e, in fondo, è quella che prende in considerazione l’apporto degli altri 2 cervelli, ma alla fine tende a controllare il processo decisionale ovvero decide.

Pertanto, il CERVELLO RETTILIANO:

E’ Egoista, Individualista

In generale le considerazioni sugli altri non lo toccano. Il suo benessere, la sua sopravvivenza, la sua riproduzione e la sua sicurezza.

Desidera il Confronto

Prima/dopo, con/senza, lento/veloce. Contrapposti che gli permettono di decidere. Il Contrasto è un procedimento sicuro per la sua decisione. Gli consente di decidere velocemente, abbassando o azzerando il rischio. Senza paragoni o confronti entra in confusione e in stato di attesa che lo induce a procrastinare la decisione o, al limite, a non prenderla.

E’ Realistico

I dati  funzionano con il periferico, ma quello interno non fonderà la sua decisione solo sui numeri!  Il rettile è in costante ricerca di quello che è domestico e disponibile, tutto ciò che può essere identificato rapidamente, ciò che è tangibile e certo. L’R-complex  non riesce ad elaborare pensieri difficili ed articolati senza sforzo o dubbio. Gradisce idee tangibili, semplici e chiare.

Memorizza Principio e Fine

Il rettile memorizza solo l’inizio e la fine del rapporto o di un evento, mentre in sostanza scorda tutto quello che è stato in mezzo. Con tale ridotta capacità di concentrazione dobbiamo costruire e presentare un messaggio che ne tenga assolutamente conto. È fondamentale comunicare il valore più importante immediatamente, ed è altrettanto vincolante ripeterlo nuovamente alla fine del processo comunicativo.

Necessita di Immagini

La biologia e la neurologia comprovano che, ad esempio, non appena vediamo qualcosa che può sembrare una vipera, il nostro organo originale capta il pericolo e ci segnala immediatamente di fare attenzione o di allontanarci. In realtà, tutto questo avviene prima  che il cervello periferico razionale possa riconoscerla e decifrarla. Per cui possiamo stabilire che le immagini, tramite la vista, si connettono “direttamente” al cervello rettile, in modo veloce ed efficace, fin dal principio aiutando il vero Decision Maker.

Si Emoziona

Ancora, le nuove scienze, stanno dimostrando palesemente che le emozioni determinano reazioni bio – chimiche che influiscono esplicitamente sul livello delle informazioni e su come vengono esaminate e memorizzate. Infatti, perché non riusciamo a ricordare avvenimenti e notizie se non per breve tempo? Ciò avviene solo nei casi in cui abbiamo vissuto un forte coinvolgimento, una scarica “emotiva” che è collegata ad un reazione bio – chimica del nostro cervello.

Tirando le somme

In sintesi, questo è il percorso del processo A.I.D.A.

È essenziale, in ogni caso, coordinare tale percorso di comunicazione al tipo di prodotto o di servizio che intendiamo offrire, al canale che utilizzeremo e al target che abbiamo selezionato. La differenza la fa chi sa solo insegnare la pura teoria e chi vende davvero e cioè fa pratica.

Siamo un gruppo di Esperti in Comunicazione & Marketing, che crea per i propri Clienti progetti Nuovi, Articolati, Efficaci e Integrati.

Nella nostra Vision aziendale ogni marchio rappresenta un’area di intervento specifico che in futuro potrà essere una azienda con una propria identità ed un valore concretamente ottenuto sul mercato.

La Visione fortemente voluta e indicata dal nostro Leader di Progetto, condivisa da tutto il team, nasce dal desiderio di valorizzare ogni singola risorsa umana. Ogni componente cresce e si sviluppa con l’ottica di lavorare capitalizzando il proprio lavoro ovvero si impegna sempre per qualcosa di suo: in azienda siamo tutti soci e associati.
In sintesi ogni risorsa, per quanto riguarda il senso di responsabilità professionale, è come se fosse l’Amministratore.

Basandoci su questo fondamento lavoriamo per i Clienti che ci scelgono e che a nostra volta scegliamo; nel contempo abbiamo quasi organizzato la nostra azienda come fosse la nostra “casa, dolce casa” per poter sviluppare i nostri progetti impiegando tutto il tempo che possiamo, le nostre “Good Ideas”.

• Fornire strumenti di Marketing e Comunicazione, Concreti ed Efficaci alle aziende sul territorio nazionale e a tutte quelle aziende che operano in regime d’eccellenza, fornendo risultati concreti per incrementare il proprio fatturato;

• Dare a tutti i nostri Collaboratori, nessuno escluso:
- l’opportunità di crescere personalmente, professionalmente e finanziariamente;
- gli strumenti più utili per distinguersi professionalmente e sul mercato;
- un’offerta multi-tasking per aumentare le capacità di penetrazione sul mercato, e di profitto aziendale e personale

• Creare progetti di business con importante utilità sociale

A come Azione, Atto, Attività, Azzeccare, Azzardare
=
coinvolgimento dell’interlocutore, comunicazione a livello non conscio.

La fase dell’azione, solitamente intesa come quella in cui l’interlocutore “compra” mentre noi rimaniamo in attesa, è invece un momento in cui siamo noi a chiedere allo stesso di agire inducendolo ad un movimento in tale direzione.

È un comportamento che dobbiamo proporre ripetutamente che ha come effetto anche quello di dare al cliente la possibilità di misurarsi con la propria consapevolezza d’acquisto.

È un nostro compito “indicare” la strada, cosa propria della leadership.

D come Desiderio, Dimostrazione, Documentazione, Design, Designato, Dessert, Destarsi, Destabilizzante, Destinato, Destro, Detenere, Determinare, Detonante
=
dimostrazione del vantaggio, del guadagno, del valore, del plus.

Scatenare una attività biochimica che induca l’azione.
È la diretta conseguenza della fase dell’interesse nel caso che questa sia stata portato avanti in maniera efficace.

Ottenere l’identificazione del “prospect” nella circostanza – contesto da noi rappresentata, tramite un’efficace comunicazione alla parte del cervello che prende decisioni, il “decision maker”, il cervello rettile.

Scatenare il desiderio, fase assai delicata in cui dimostriamo che l’altro può risolvere realmente l’effettiva esigenza e può ottenere il vantaggio che risponde all’aspettativa, cambiare in meglio, che abbiamo fatto emergere e che offriamo tramite le caratteristiche uniche del prodotto o del servizio offerto.

Accertare il vantaggio porta ad avvalorare inevitabilmente il “guadagno”.

Considerato che esistono 3 categorie di stress, avremo, di conseguenza, le 3 corrispondenti tipologie di guadagno, di utile o utilità.

I come Interesse, Istanza, Interpellanza, Incuriosire, Importanza, Innamoramento, Ideale, Invito, Ingegno, Intesa
=
affermazione della soluzione, dell’unicità.

Proporre la soluzione dando importanza alle soluzioni “uniche”, cioè le più adeguate alla risoluzione, all’ottenimento del vantaggio, del guadagno (desiderio).

Solo tramite la comunicazione di benefici “reali” e “dimostrabili e dimostrati” è possibile “spalancare” la porta dell’interesse effettivo dell’interlocutore.

È l’opera che connette le esigenze coscienti ed, in particolare, quelle non consce, con i vantaggi che le caratteristiche uniche del prodotto o del servizio offerto possono procurare al fine di soddisfarle.

In una vendita one to one, dovremo mettere in evidenza dapprima tutti i problemi che la potenziale cliente sperimenta attualmente e poi le caratteristiche uniche che il cosmetico risolve, ossia una soluzione efficace.

Nella realtà on – line dovremo utilizzare testi e immagini appropriati ed anche video.

Indurre l’aumento del desiderio di avere, di possedere ciò che viene proposto.